Il parroco di Dorgali sotto processo: si rifiutò di svelare l’identità di una potenziale testimone dell’inchiesta sulla violenza di gruppo del 2004

Non volle rivelare l’identità di una potenziale testimone dell’inchiesta sullo stupro di gruppo subito da una sua parrocchiana, opponendo agli inquirenti che lo interrogavano il segreto confessionale.

Un rifiuto che a cinque anni di distanza è costato caro al parroco di Dorgali don Giuseppe Argiolas, finito sotto processo davanti al giudice monocratico di Nuoro Giuseppe Carta con l’accusa di favoreggiamento. Con lui è imputato dello stesso reato anche Salvatore Pireddu, ex carabiniere di Dorgali. Il processo sarebbe dovuto iniziare ieri mattina, ma l’impedimento di uno degli avvocati della difesa (Francesco Lai e Lorenzo Soro) ha obbligato il giudice a rinviare tutto al 18 settembre.

La vicenda ha inizio subito dopo la selvaggia violenza sessuale di gruppo subita il 24 febbraio di cinque anni fa da una cinquantenne di Dorgali che fu aggredita in casa da tre uomini mascherati. Uno stupro brutale per il quale saranno successivamente individuati e condannati un maggiorenne e due minorenni del paese, uno dei quali, Sebastiano Sale, verrà ucciso a fucilate in un bar il 16 gennaio 2008.

Don Argiolas entra invece in scena il 20 febbraio 2004, una settimana dopo lo stupro, quando chiama i carabinieri di Dorgali per dire che è in possesso di importanti informazioni. Un’ora e mezzo dopo due militari sono da lui. L’incontro avviene in canonica, al riparo da occhi indiscreti. Qui il parroco svela di aver ricevuto una telefonata anonima in cui una donna gli ha raccontato di aver visto, la notte del 14 febbraio, tre giovani aggirarsi con aria furtiva nei pressi della casa della donna violentata.

Aggiunge poi che la sua interlocutrice gli ha detto di aver riconosciuto Salvatore Marras, noto Cagiva, che sarà successivamente scagionato dal test del Dna prima di essere ammazzato, nell’aprile del 2006, in un agguato al bar fotocopia di quello costato la vita a Sale.

Ma non è che l’inizio: il 21 febbraio i carabinieri tornano dal parroco, che conferma il racconto del giorno prima ma si rifiuta di metterlo nero su bianco. «Alla richiesta di formalizzare a sommarie informazioni tali asserzioni – scrivono i militari nella loro relazione – lo stesso rifiutava categoricamente adducendo come scusa in un primo momento che essendo padre spirituale non voleva essere tirato in ballo e successivamente ammettendo con le testuali parole “di non voler finire come un colabrodo, non pensate di aver trovato il fesso di turno”».

I carabinieri però non desistono e tornano alla carica il 14 giugno, quando don Argiolas viene sentito a sommarie informazioni e ammette per la prima volta di avere incontrato personalmente la testimone. «Mi sono attenuto scrupolosamente alle condizioni che la persona che faceva ricorso a me come direttore spirituale poneva, “non riveli il mio nome ma dica che ha ricevuto una telefonata anonima” – spiega il parroco -. Al che mi sento in coscienza tenuto, in base al segreto sacerdotale religioso, previsto dal codice, a non rivelare il nome della persona o circostanze che ne evidenziassero la stessa». Anche se poi aggiunge che sarebbe «favorevole ad una norma giuridica» che l’obbligasse a rivelare l’identità del testimone. A quel punto l’interrogatorio viene sospeso e scatta la denuncia per favoreggiamento, sfociata nel processo rinviato ieri. Se ne riparlerà a settembre.

Fonte: L’Unione Sarda

3 commenti

  1. Noto, nella lettura, che il prete non ha mai tirato in ballo il “segreto confessionale”, che si riferisce alle informazioni apprese durante l’amministrazione del sacramento. Se le cose fossero andate in quella maniera – ma così non è stato – il prete non avrebbe potuto violare il segreto, pena la scomunica.

  2. non capisco perché i carabinieri hanno sospeso il verbale di sommarie informazioni e lo hanno denunciato a piede libero

    il codice di procedura penale parla chiaro: non solo i preti, ma pure i giornalisti possono rifiutarsi di rivelare la fonte delle loro informazioni

    se volgiamo abolire il segreto per i preti, facciamolo pure per i giornalisti

  3. Che padre spirituale!! Ci sono stati altri sacerdoti nel passato che hanno rischiato la loro vita pur di fare in modo che giustizia fosse fatta. Ho conosciuto Argiolas di persona , e di cattolico porta solo la veste, ha rovinato Dorgali allontanando I giovani e buona parte della comunita’ dalla Chiesa. L’unica cosa a cui e’ interessato sono I soldi delle offerte per I suoi usi personali!! Spero che giustizia sia fatta, e che anche lui possa pagare per essere stato l’emerito imbeccille che e’.!! Franco.


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