Medicina alternativa, muore bimbo dopo interruzione terapia tradizionale: medico accusato di omicidio volontario

Un medico bolognese è stato accusato di omicidio volontario per la morte di un bambino di sei anni affetto da fibrosi cistica.

E’ la prima volta che un giudice porta alla sbarra un dottore per un reato così grave: generalmente l’imputazione è omicidio colposo.

Ma questa volta l’accusa sostiene che il medico sapeva che interrompere la terapia tradizionale e sostituirla con erbe medicinali come vuole la medicina ayurvedica, avrebbe portato alla morte il piccolo paziente.

Il medico bolognese nega: “Quando si sono rivolti a me – ha spiegato al giudice – i genitori del bimbo avevano già interrotto la terapia tradizionale perché il trattamento a base di cortisone e antibiotici, oltre a debilitare il bambino, non portava né miglioramenti né benefici”.

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Venerdì 17 luglio 2009: Il CICAP lancia la “Prima Giornata Anti-Superstizione”

Piero Angela

Piero Angela

«Essere superstiziosi porta male». Sembra una battuta, ma per gli esperti del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale – http://www.cicap.org) è un dato di fatto. «Credere che un oggetto, una persona o una frase abbiano il potere di procurare disastri è una profezia che si auto avvera» spiega Massimo Polidoro, Segretario Nazionale del CICAP, già docente di Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca.

«La persona che si crede sfortunata o jellata altera il suo comportamento e finisce così per causare tali eventi».
Ed è proprio per combattere la superstizione, che il CICAP organizza per venerdì 17 luglio la prima “Giornata anti-superstizione”. In alcune città, tra cui Roma, Milano, Genova, Torino, Padova, Pescara e Catania (qui sotto l’elenco completo), i gruppi locali del Comitato organizzeranno eventi di vario tipo: incontri, conferenze, dibattiti ma anche dimostrazioni all’aperto, happy hour, grigliate e cene.

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Arrestata la mamma che rifiutava la chemioterapia al figlio per motivi religiosi

Daniel Hauser

Daniel Hauser

MINNESOTA – E’ stato emesso un mandato di arresto nei confronti della mamma di Daniel Hauster, il ragazzino di 13 anni del Minnesota che rifiuta d’essere sottoposto a chemioterapia per motivi religiosi. All’udienza di giovedì scorso la donna non si era presentata, portando via anche il figlio. L’unico in aula era Anthony Hauser, padre del tredicenne, che ha detto di non sapere dove fossero i due.

Daniel Hauster ha scoperto a gennaio d’avere il morbo di Hodgkins, una rara forma tumorale. Dopo il primo ciclo di chemioterapia il ragazzo non si è più presentato in ospedale: i genitori hanno infatti deciso per questioni religiose di curare il ragazzo a casa con erbe ed infusi, sostenuti dalla setta Nemenhah.

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Minnesota, Giudice impone a famiglia chemioterapia per loro figlio

Daniel Hauser

Daniel Hauser

Il Giudice John Rodenberg ha emesso questa mattina una sentenza di 60 pagine che impone alla famiglia Hauser di sottoporre il loro figlio di 13 anni alla chemioterapia per curare il cancro di cui soffre.

La famiglia era decisa a trattare la malattia con la medicina naturale, anche se i dottori erano certi che una scelta simile fosse effettivanete una condanna a morte.

Con la chemioterapia, Daniel Hauser ha il 90% di possibilità di sopravvivere al suo linfoma di Hodgkin, secondo il suo oncologo. E senza?

«E’ quasi certo che morirà,» afferma il Dott. Bruce Bostrom, oncologo pediatra al Children’s Hospital and Clinics of Minnesota. Bostrom, che ha diagnosticato la malattia, ha appoggiato l’utilizzo delle vie legali per sottoporre Hauser alla chemioterapia anche se lui e la sua famiglia sono convinti che sia potenzialmente più dannosa del cancro stesso.

Le possibilità che Daniel sopravviva senza chemioterapia sono appena del 5%, secondo le stime di Bostrom.

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Belgio, processo a medium per la morte di una star televisiva

Jomanda

Jomanda

Un medium e due dottori che praticano terapie alternative saranno perseguiti per il ruolo che hanno avuto nella morte della presentatrice televisiva Sylvia Millecam.

Il processo, iniziato l’11 Maggio, vede l’autoproclamatasi medium e guaritrice conosciuta col nome di Jomanda e due dottori alternativi accusati di gravi lesioni fisiche per aver convinto la star di soffrire di una semplice infezione batterica.

L’assenza di cure, aveva portato Sylvia alla morte nel 2001 per un cancro al seno.

La carriera della controversa medium, che si è autodefinita “Signora della Luce”, è costellata di pazienti morti per assenza di cure e persone convinte delle sue doti terapeutiche quando, invece, le persone da lei “guarite” non erano affatto malate.

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