Vilipendio al Papa, no all’ inchiesta Alfano chiude il caso Guzzanti

Un diavolone gay

Un "diavolone gay"

ROMA: Il luogo scelto per l’ annuncio non è casuale: l’ Università Cattolica di Milano. Angelino Alfano depone le armi e non autorizzerà i pm a procedere nei confronti di Sabina Guzzanti per l’ ipotesi di vilipendio del Papa al “No Cav Day” di piazza Navona.

Per quella satira su Ratzinger («andrà all’ inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi») la Guzzanti era stata messa sotto inchiesta dal procuratore di Roma Giovanni Ferrara e dal sostituto Angelantonio Racanelli e tuttavia, nonostante il parere favorevole dei tecnici di via Arenula, il Guardasigilli ha imposto il suo stop. «Ho deciso di non concedere l’ autorizzazione – ha spiegato Alfano – ben conoscendo lo spessore e la capacità di perdono del Papa che prevalgono sulle offese stesse».

Una decisione, argomenta il ministro, presa anche perché «la Guzzanti si è assunta le responsabilità di ciò che ha detto. La stagione delle riforme impone di spegnere i focolai e di non appiccare nuovi incendi». Che l’ aria fosse questa del resto lo aveva capito la stessa Guzzanti, che la scorsa settimana sul suo blog si era mostrato molto tranquilla a riguardo: «Ho parlato con l’ avvocato e a quanto pare il reato di vilipendio al Papa di fatto non esiste. Perché questa montatura dunque? Con ogni probabilità è un’ accusa che non va da nessuna parte, sicuramente lo scopo principale è scoraggiare altri a seguire il mio esempio».

Mentre Roberto Castelli e Maurizio Lupi manifestano il plauso della maggioranza per la «saggezza» di Alfano (che ha discusso della questione in via preventiva con Berlusconi, trovandolo «assolutamente d’ accordo»), da padre Federico Lombardi giunge la risposta ufficiale del Vaticano: il Papa «nella sua magnanimità considera certamente conclusa la vicenda». La decisione di Alfano «è saggia» e da parte vaticana «non vi è certamente alcuna obiezione: per quanto l’ episodio delle espressioni irriguardose ed offensive sia stato certamente deplorevole non vi è bisogno o utilità di ritornarci ancora». Tutto chiuso e amen? Non proprio, visto che i sostenitori di Sabina non ci stanno a incensare il ministro della Giustizia. Per Antonio Di Pietro, organizzatore di piazza Navona, quello del Guardasigilli è stato solo «un atto di paura», anzi «un maldestro tentativo di mettere una pietra sopra il vergognoso lodo Alfano che affossa il principio della legge è uguale per tutti».

E il senatore girotondino Pancho Pardi rincara: «Ha colto con un certo tempismo un’ occasione per farsi bello, ma mi sembra solo un’ operazione propagandistica». Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, sfida invece il ministro su un altro terreno: «Se ha tanto a cuore la libertà di satira, mi piacerebbe annunciasse anche il ritiro delle sanzioni contro i giornalisti previste dal suo disegno di legge sulle intercettazioni».

Fonte: La Repubblica

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