Argentina, prete-killer dice messa ai torturatori con il placet di Benedetto XVI

Christian von Wernich

Christian von Wernich

Giorno dopo giorno, il carcere argentino di Marcos Paz, a 50 km da Buenos Aires, è teatro di delle più agghiaccianti aberrazioni che di questi tempi si può permettere la chiesa cattolica.

Al pari di qualsiasi altro prete, il sacerdore Christian von Wernich si prende cura dello spirito dei suoi fedeli, celebra la messa e somministra la comunione. I fedeli del carcere di Marcos Paz costituiscono uno spaccato tenebroso.

Sono alcune decine di persone condannate o processate per crimini atroci di lesa umanità commessi durante la dittatura militare del ’76-’83. Il padre von Wernich non cerca di redimerli. Al contrario è uno dei più strenui difensori di quell’orrore.

Sono passati quasi due anni da quando, nel settembre 2007, il sacerdote von Wernich fu condannato all’ergastolo dal tribunale di La Plata, avendo fruito di tutte le dovute garanzie della difesa, quale responsabile di 7 omicidi, 31 casi di tortura e 42 di privazione illegale della libertà. Quella fu la prima volta, in 25 anni di processi contro la dittatura, che una corte pronunciò la parola «genocidio» per motivare la sentenza. Von Wernich aveva trascorso i due decenni precedenti cercando di sfuggire alla giustizia, nascosto in parrocchie lontane dell’Argentina e del Cile. Dove aveva continuato a celebrare messe e matrimoni. Molti alti gerarchi della chiesa cattolica diedero il loro pieno appoggio spitiruale e logistico alla dittatura – che si proclamava «occidentale e cristiana» – del generale Jorge Videla e dell’ammiraglio Eduardo Massera. Però nessun prete si spinse mai tanto lontano nell’aberrazione come von Wernich, che fu riconosciuto e chiamato in causa da ben 41 sopravissuti del lager della polizia della provincia di Buenos Aires, di cui era il cappellano.

Ancor prima che fosse condannato furono in molti a chiedere con forza che fosse scomunicato, o quanto meno espulso dai ranghi sacerdotali. La cauta risposta della chiesa fu che bisognava aspettare la sentenza giudiziaria. Che arrivò il 9 settembre 2007. Da allora la diocesi della località Nueve de Julio a cui il prete appartiene, sta ancora meditando sul da farsi. Giorni fa l’episcopato argentino, presieduto dal cardinale Jorge Bergoglio, uno dei «papabili» bruciati da Ratzinger per la successione di Wojtyla, ha fatto sapere che non c’è alcuna novità al proposito.

Von Wernich non ha mai mostrato il minimo segno di pentimento. Tutto il contrario. Il giorno in cui ascoltò la sentenza , non esitò a paragonarsi a Cristo condannato ingiustamente. Prima che una delle sue vittime fosse portata nella sala di tortura le disse: «La tua vita dipende da Dio e dalla tua collaborazione».
Difficile immaginare altre prigioni al mondo con una tipologia di popolazione come quella del carcere di Marcos Paz.
Lì c’è il capitano di marina Alfredo Astiz, «l’angelo biondo della morte», che nel ’77 s’infiltrò nella parrocchia di Santa Cruz a Buenos Aires dove si riunivano i familiari delle vittime della dittatura e «consegnò» alla morte le prime Madri de la Plaza de Mayo.

Con lui ci sono nomi «illustri» e infami della repressione, come Julián Corres; il vice-commissario di polizia Luis Abelardo Patti, grande esperto della «picana elettrica»; il commissario Miguel Etchecolatz, il superiore diretto di von Wernich; il medico della polizia Jorge Berges che assisteva al parto delle prigioniere (poi desaparecidas subito dopo) per rubarne i bambini; Raúl Guglielminetti, ex agente dell’intelligence e uno dei più feroci torturatori nel lager clandestino Automotores Orletti; i marinai Jorge Radice e Juan Rolón. Insieme a un’altra sessantina di personaggi condannati o processati per sequestri di persona, torture e omicidi.
L’estrema cautela della chiesa con von Wernich contrasta con altre sanzioni prese o minacciate. Benedetto XVI si è dimostrato molto più severo con il vescovo Marcelo Melani, della provincia di Neuquen, in Patagonia. Melani continua sulla strada del suo predecessore, Jaime de Novaes, morto nel ’95, uno dei (pochissimi) vescovi argentini che ebbero il coraggio di denunciare gli orrori della dittatura.

I gruppi conservatori l’accusano di essere «femminista» e il Vaticano gli ha comminato una sanzione per «imprecisioni teologiche» e poi ha nominato un vescovo coadiutore per emarginarlo. Melani è stato difeso non solo dalla comunità di Neuquen ma da tutti i vescovi della Patagonia che hanno provato a fermare la sentenza. Ma in questo caso l’intervento di Ratzinger è stato fulminante. E che dire della scomunica comminata all’arcivescovo zambiano Emmanuel Milingo, che nel 2001 si sposò e fu costretto al ritiro forzato in Argentina ma al suo ritorno prese a consacrare preti sposati. Il Vaticano l’accusà di «seminare divisione e sconcerto» fra i fedeli e lo scomunicò.

Se revocando la scomunica, lo scorso gennaio, del vescovo lefevriano britannico Richard Williamson, un negazionista dell’olocausto – che per ironia del destino risiedeva vicino al carcere di Marcos Paz -, Ratzinger disse che non era al corrente delle sue disgustose opinioni, sarà che nel caso di von Wernich non abbia ancora letto la sentenza pronunciata nel 2007 dal tribunale federale N.1 di La Plata o una della frequenti esternazioni pubbliche del prete?

Intanto domani nel carcere di Marcos Paz ci sarà un’altra messa.

Fonte: Il Manifesto

Advertisements

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...