Louisiana, madre uccide figli e cane perché “era volere di Dio”. I figli avevano implorato di risparmiare la loro vita.

Braxton e Camille Hebert

Braxton e Camille Hebert

«Mamma non voglio morire. Ti voglio Bene.» «Anche io te ne voglio, ma non posso permettere che papà ti prenda.»

Con queste parole si consuma la tragedia in cui hanno perso la vita un bambino autistico di 7 anni, una bambina di 9 e un cane.

“Camille Herbert ha pregato sua madre, che brandiva un coltello, di risparmiarle la vita,” testimonia uno psicologo forense durante il processo per omicidio a Amy Hebert.

La donna, una 42enne ex insegnante di sostegno alla scuola elementare di Lockport, si è dichiarata innocente e non colpevole per insanità mentale ai due capi di imputazione per omicidio di primo grado, in relazione alla morte dei figli avvenuta il 20 agosto del 2007. Se riconosciuta colpevole, dovrà scontare la pena capitale.

Inoltre, lo psicologo Glenn Ahava ha testimoniato che Hebert – devota Cristiana Evangelica – gli ha raccontato, durante una serie di interrogatori avvenuti in prigione lo scorso anno, che stava seguendo la “voce di Dio” quando ha colpito a morte sua figlia, il suo figlio autistico e il cane di famiglia, Princess.

Amy Hebert

Amy Hebert

“La signora Hebert era ed è una donna religiosa,” commenta Ahava. “Ha avuto l’illusione che Dio stesse parlando con lei. Riteneva che sacrificare la sua vita, quella dei suoi figli e quella del cane, fosse seguire il volere di Dio.”

L’accusa sostiene che li avrebbe pugnalati a morte come atto di vendetta contro il suo ex-marito, che aveva annunciato la sua intenzione di sposare un’altra donna.

La testimonianza di quasi due ore dello psicologo ha fornito rivelazioni esplosive in merito ai ricordi di Hebert sugli ultimi minuti di vita di Camille e Braxton, al contenuto della lettera di suicido per il suo ex-marito e sua madre, e la voce che, secondo la difesa di Hebert, le avrebbe ordinato di portare a termine la mattanza.

La difesa ha ingaggiato Ahava per giudicare se Hebert stia simulando, fabbricando o esagerando i dettagli di un disturbo mentale al fine di evitare l’azione penale.

Lo psicologo ha sostenuto di credere nell’autenticità dei ricordi della donna e di ritenere che durante l’omicidio dei figli fosse in un stato psicotico.

E’ arrivato a questa conclusione dopo averla interrogata quattro volte, eseguendo su di lei numerosi test psicologici, intervistando molte persone che la conoscevano e analizzando la sua documentazione medica.

Fonte: WWLTV

2 commenti

  1. […] […]

  2. I crimini a sangue freddo ci provocano terrore. Ma l’omicidio di una figlia contro la madre, è un fatto che non ha nome e che merita la pena di morte.
    Nella città di Lima, in Perù, la moglie Maria Teresa Cruzado Vera ucciso la madre molti anni fa e ancora oggi le autorità non fanno nulla per indagare sulla criminalità. Autorità internazionali che difensori dei diritti umani dovrebbe fare un appello al governo peruviano, al fine di scovare il cadavere della vittima per vedere se è stato avvelenato, e denunciare l’assassino di che, per essere giudicato e condannato.


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