La fantastoria di Benedetto XVI: “la resurrezione è un fatto storico”

Resurrezione

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“È fondamentale per la nostra fede e per la nostra testimonianza cristiana proclamare la risurrezione di Gesù di Nazaret come evento reale, storico, attestato da molti e autorevoli testimoni”, con queste parole Benedetto XVI proclama, durante l’udienza generale, la resurrezione di Gesù come verità storica .

Non è dato sapere, però, quali siano, secondo lui, questi “molti e autorevoli testimoni”: non un nome, non una citazione, nulla.

Continuando a leggere la trascrizione della catechesi di Benedetto XVI si riesce ad intuire a chi si riferisce: “anche in questi nostri tempi, non manca chi cerca di negarne la storicità riducendo il racconto evangelico a un mito, ad una “visione” degli Apostoli, riprendendo e presentando vecchie e già consumate teorie come nuove e scientifiche”.

Ma gli autori dei vangeli possono essere considerati “autorevoli testimoni”?

Secondo Bart D. Ehrman, uno dei più autorevoli studiosi del nuovo testamento e critico dei testi del cristianesimo primitivo, no. Nel suo libro “La verità sul Codice da Vinci”, in cui demolisce punto per punto il libro scritto da Dan Brown, scrive:

“Ma i vangeli non sono opera di testimoni oculari, persone che erano presenti quando Gesù disse e fece quelle cose? Come ho già detto, sembra di no. In effetti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i loro autori non dicono di essere stati testimoni oculari. Per riferirci a questi libri usiamo i nomi di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, e per secoli i cristiani hanno creduto che fossero stati veramente loro a scriverli: due discepoli di Gesù, Matteo l’esattore (Mt 9, 9) e Giovanni, il «discepolo amato» (Gv 21, 24), e due compagni degli apostoli, Marco, il segretario di Pietro, e Luca, il compagno di viaggio di Paolo.

Dopo tutto, questi sono i nomi che compaiono nei titoli dei libri. Ben pochi però sanno che i titoli furono aggiunti dai cristiani nel II secolo, decenni dopo la stesura dei vangeli, per poterne sostenere l’origine apostolica. A quale scopo? Come ho già detto parlando della formazione del canone del Nuovo Testamento, solo i libri di origine apostolica potevano essere inclusi. Come comportarsi con quei vangeli che, pur essendo letti e accettati da tutti come autorevoli, erano stati scritti da autori sconosciuti? Per essere inclusi nel canone dovevano essere associati agli apostoli, così furono loro attribuiti nomi apostolici.
Di fatto, però, quei libri erano anonimi.

Sempre secondo Ehrman “ci sono fondati motivi per ritenere che, oltre a fornire alcuni dati storici, questi libri ricorrano a fatti alterati per fare importanti affermazioni di carattere religioso sullo stesso Gesù.”

Ma, in fin dei conti, tutto questo non è importante per Benedetto XVI: come lui stesso ha affermato, la storicità della resurrezione “è fondamentale per la fede e testimonianza cristiana” per cui non è rilevante che di riscontri storici di “molti e autorevoli testimoni”, effettivamente, non ce ne siano.

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