Le credenze aiutano l’evoluzione della specie e si tramandano nel tempo

Un temibile gatto nero

Un "temibile" gatto nero

WASHINGTON: Scale sotto cui non passare, o gatti neri che attraversano la strada. La superstizione sopravvive ancora oggi, a dispetto della maggiore istruzione e dei progressi della scienza. Ma c’è una ragione, e per di più scientifica, frutto nientedimeno che della teoria evoluzionistica di Darwin. «Le credenze che hanno accompagnato la storia dell’uomo sin dai suoi inizi – spiega il biologo evoluzionista Dr Kein Foster dell’università di Harvard – ancorché non certificate dalle evidenze scientifiche hanno offerto sempre una via di fuga verso una presunta maggiore sicurezza. Dando l’illusione di poter scansare un avvenimento nefasto semplicemente comportandosi in un modo piuttosto che in un altro».


Insomma, il ragionamento tipo dei superstizioni è non so se passare sotto una scala porti sfortuna o no. Ma nel dubbio giro alla larga. Solo che, aggiungono i ricercatori, «al giorno d’oggi potremmo benissimo prenderci il lusso di mandare in soffitta tutte le superstizioni collezionate in millenni». Per dare un senso alle credenze e poi smontarle del loro significato, gli scienziati hanno utilizzato un modello matematico. In questo modo sono riusciti a dimostrare che ogni superstizione si tramanda e permane nella cultura popolare fintanto che il rapporto costi-benefici resta favorevole. Ossia finché credere conviene rispetto ad accettare i rischi che l’eventuale rapporto causa-effetto comporta. «Certo la situazione si complica – ammettono gli scienziati- quando un certo risultato può avere numerose cause».

E oggi, continuano gli scienziati, «di fronte a una delle tante superstizioni l’atteggiamento di molti è simile a quello che si ha nei confronti dell’omeopatia: molte volte non funziona, ma in qualche caso sì. Dunque perché non provare?». A favorire la permanenza di certe credenze nella vita dell’uomo contribuirebbe però anche il nostro cervello. Almeno secondo lo scienziato Michael Shermer, biologo sperimentale e professore di economia alla Claremont Graduate University.

Sull’argomento Shermer ha scritto molti libri, e per favorire una mentalità scientifica ha fondato una rivista: Skeptic magazine. «Il cervello umano è una macchina che immagazzina dati e li mette costantemente a confronto, creando in base all’esperienza connessioni e significati. Non sempre coerenti con ciò che vediamo in natura. Per esempio – spiega – non sempre A è legata a B. Quando non lo è, in molti questa discordanza non viene registrata dal cervello. E questo processo è la fonte dei pensieri magici. E delle superstizioni».

Fonte: La Stampa

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